28/07/2007
E' passato un anno esatto da allora... E senza troppa sorpresa Druss, Waylander, i Rigante e tutti gli eroi e antieroi di Gemmell vivono e vivranno ancora.
Quando devo scegliere come comportarmi di fronte a un' ingiustizia, quando non so' se rimanere fedele ai miei principi o meno, a volte mi ritornano in mente i personaggi di David, e allora so' che qualcosa questo autore ha lasciato davvero ai suoi lettori, o almeno a me: inconsciamente sono piu' portato a fare "la cosa giusta", e questo pochi sono in grado di insegnarlo.
Ricordiamolo, quindi.
Un tributo a David Gemmell
1/ 8/1948
28/7/2006
Dondiego81 alle 28/07/2007 15:43 in:
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27/07/2007
Sono talmente Merda che a volte sembro cioccolato fondente.
E me ne compiaccio.
Dondiego81 alle 27/07/2007 15:00 in:
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25/07/2007
... E ogni tanto arriva una telefonata, da gente che non ti aspettavi di risentire, ad accorciare un po' di distanze in questo mondo rarefatto come l' Australia. Un sorriso che riscalda il cuore per un momento, che rimane nella memoria, che per un attimo fa' dimenticare tutte le persone alla deriva, che la chiamata non la faranno mai, ma che vorresti la facessero.
Stranieri in paradiso.
Dondiego81 alle 25/07/2007 10:11 in:
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24/07/2007
Scrivo queste note da un poveroso e vetusto PC d'altri tempi. Il mio bianchissimo IMac e' in assistenza a farsi curare gli acciacchi dell' eta', mentre il suo padrone ha passato qualche giorno sul lago a godersi una semi-vacanza.
Un po'di sole, cinema, amici, giochi e feste.
Il buonumore va'e viene, come al solito.
A volte mi sento potente e pieno di energie, con tanta voglia di fare e tanti pensieri positivi.
Altre volte mi assale un' amara nostalgia, nonostante io non mi sia mai legato al passato, ripenso spesso alla felicita' vissuta di recente. Poi guardo al mio presente, e cerco di convincermi che la mia felicita' non dipende da nessuno se non da me stesso.
Mi sfogo con parole elettriche su uno schermo. Non vorrei che questo diario diventasse un continuo lamento, ma credo sia questa la sua funzione piu' utile all' autore. Immagino archeologi del futuro che leggono queste parole in un Hardisk esumato dal terreno piu' profondo: che idea si faranno di me? Ma non mi importa, in fondo: adesso sono questo, almeno in parte, e forse e' cosi' che devo essere.
Vorrei tanto trovare la forza di rompere il vetro con tante persone che vorrei conoscere senza le maschere che ci portiamo dietro, ma giorno dopo giorno scopro come sia sempre piu' difficile, col trascorrere del tempo e l'aumentare dell' eta', avvicinarsi agli altri con l'apertura necessaria per costruire qualcosa.Forse e' perche' quando mi metto a nudo la gente si spaventa, ha paura di esporsi, e si rinchiude nella propria fortezza personale. Ma sono stufo delle bugie sociali, dei travestimenti da teatro dell' arte, della frasi fatte e delle parole che non rispecchiano i pensieri.
Spero sia solo un periodo, ma dentro di me so' che e' cosi': siamo quello che siamo, patetici umani che scelgono la paura quando potrebbero avere amore, infelicita' quando potrebbero provare gioia, e i pochi momenti di luce in queste tenebre fitte sono cosi' rarefatti che svaniscono quando ci si rende conto del tempo che passa; col tempo arrivano i bilanci e le considerazioni, e lo sconforto per le occasioni mancate, le strade sbagliate, gli attimi che non perdonano.
Non voglio, per compensare questo vuoto, dovermi buttare di nuovo nella routine della quotidianita' che non lascia scampo: e' una medicina che cura i sintomi, ma non la malattia, e ha un costo troppo elevato: perdere lentamente la capacita' di provare emozioni.
Davanti a me, fortunatamente, vedo ancora tante strade aperte, sentieri che si perdono oltre l'orizzonte. Credo che quando ritrovero' il sorriso, quello vero, che viene dalla pancia, l' universo mi sorridera' di nuovo, come da sempre fa' con tutti noi,e riprendero'la mia strada - se davvero ne ho una - con la mia andatura incerta e traballante. E alla fine, guardandomi indietro, vedro'le mie orme perdersi dietro il crinale di una collina, e il passato affidato ancora una volta ai ricordi sporadici e ai corto-circuiti mentali - non piu' un continuo dormiveglia di desideri irrisolti e di sogni ad occhi lucidi e semichiusi.
Se non ho nulla da perdere, allora ho tutto da guadagnare.
A volte ci distruggiamo solo per rinascere.
Dondiego81 alle 24/07/2007 18:07 in:
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19/07/2007
L' Ipod e gli auricolari mi hanno un po' merdizzato.
Mi mancava ascoltare la mia musica ad un volume indecente, rompere le palle ai vicini, vedere il tavolo che trema all' ondeggiare del subwoofer, i vetri vibrare.
Sentire le chitarre che stridono come gessi sulla lavagna del tuo cervello, il basso che ti entra dentro nella pancia, l' assolo che ti fa' muovere le dita su una tastiera invisibile, la batteria che fa' ondeggiare la testa su' e giu'.
La voglia di riprendere a strimpellare le sei corde, di sudare ai concerti, squarciarsi la gola e pogare.
.
.
.
Ridere e piangere sulle note di una canzone, farsi condizionare per un minuto o un'ora da un ritornello, o forse per sempre, non lo so'.
.
.
.
Questo e' il Rock per me, ed e' la cosa piu' fottutamente simile alla Vita che esista.
Basically it's harder, heavier,
and slightly more blues-based than pop.
Cosi' come la vita e' piu' dura e piu' pesante di quello che passa la Tivu', o delle letture sul comodino.
Lo so' che e' tutto un palliativo.
Lo so' che provoca dipendenza, che e' una compensazione di qualcosa che mi manca e che non so' neanchio cos'e'.
Lo so' che ormai sono drogato, ma non ci posso fare nulla.
Mi piace. E mi piace cosi'.
Sono dannato per l'eternita'. Andro' all' inferno, ma chissenefrega.
Ave al Rock.
Dondiego81 alle 19/07/2007 15:46 in:
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19/07/2007
E' difficile scrivere qualcosa anche solo vagamente interessante dopo che
A) Ieri sera hai bevuto come una spugna a ferragosto
B) Stamattina i soliti vicini cagacazzo hanno martellato, come tutte le mattine del resto, alle 08:00 con il trapano. Non so' se hanno rotto il muro, ma di sicuro hanno rotto le palle.
Quindi pensavo di non aggiornare, se non che' mi e' sovvenuto che gia' normalmente non scrivo nulla con cui i posteri possano pensare di non pulircisi le terga, sicche' eccomi qua'.
Ieri sera bella festa, c'erano un po' tutti, ma un po' per l'illuminazione un po' per la ressa non mi sono soffermato con tutti quelli (e quelle) con cui avrei voluto fare due parole.
Ho di nuovo fatto l'errore di salutare per primo le persone che puntualmente non mi salutano mai. Fottetevi.
Ho notato come le ragazze di 18-20 anni che conosco sono tutte un po' stupidotte e non sanno sostenere una conversazione di piu' di un minuto su alcunche'. Poverette.
Ho incontrato una delle penso tre persone in italia che sa' chi e' Paul Zimmer, ed e' stata una bella chiacchierata. Ciao Alex!
Poi c'erano i soliti noti: gira che ti rigira ci ritroviamo sempre: un po' piu' silenziosi, un po' piu' tristi, ma prima o poi si ritorna sempre nell' orbita degli amici di vecchia data, nonostante la vita faccia di tutto per tenerci lontani. E con successo.
Alessio, Stefania, Christian e Andrea, se non ci foste voi la vita qui sarebbe molto piu' triste, e gia' lo e' abbastanza.
Tra poche ore ritorno in citta', con la pancia piu' gonfia dalla birra e correlativamente il portafogli dimolto alleggerito.
Ma sicuramente una parte di me e' rinata, mi mancava un po' di quel
comune,
popolare,
conformista,
banale
alcolico
divertimento da quattro soldi.
Dondiego81 alle 19/07/2007 09:27 in:
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17/07/2007
Mi infastidisce la campagna mediatica di questi ultimi giorni: come se nel resto dell' anno non morisse mai nessuno per guida in stato di ebrezza ( rectius: ubriachezza ).
L' ipocrisia di Amato e dei suoi colleghi purtroppo non eccede la solita dose di luoghi comuni e di retorica a cui il giornalismo italiano ci ha abituato durante il resto dell' anno... quando la capiranno che e questa mentalita' del "tanto al chilo" che e' da cambiare, e non le leggi, che gia' ci sono, ma non vengono ne' rispettate dai cittadini - perche' percepite come ingiuste - ne' fatte rispettare dalle forze dell' ordine - perche' scomode -allora si concludera' qualcosa. Ma mai abbastanza.
Si, perche' sono anni che se ne parla, e i progressi fatti sono risibili rispetto al tempo trascorso. Il motivo c'e', ma preferisco non citarlo: e' lo stesso motivo per cui tra qualche giorno si parlera' d'altro e tutti si saranno dimenticati delle stragi di luglio per dedicarsi a una nuova Cogne o al piu' recente scandalo sportivo di turno.
Ma andatevene affanculo.
Dondiego81 alle 17/07/2007 11:44 in:
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16/07/2007
Che bello rivedere R. , anche se non c'e' piu' quel calore e quella spontaneita' di una volta. E' passato tanto tempo, e del resto c'e' gente piu' interessante di me, stando ai fatti. Sempre la solita, peraltro.
Almeno non sono il solo a ricadere sempre sulle solite tentazioni.
Pero' che brutto vedere tanto amore sprecato per nulla.
Sto' diventando sempre piu' intransigente con le persone... sara' il tempo che passa?
Ci dormo sopra che e' meglio.
Dondiego81 alle 16/07/2007 00:38 in:
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14/07/2007
Lentamente e furtivamente e' arrivato il momento di svolta, il giro di boa di questo mio navigare. Lo sussurro e non lo urlo, perche' non posso esserne certo... ma da oggi, credo, non ho piu' bisogno di mendicare l'unica cosa di cui ho veramente mancanza.
Il distacco con cui ho guardato il suo nome, l' apatia nel fissare l' immagine che solo pochi mesi fa' mi faceva pulsare il cuore. Niente odio, o repulsione. Niente di niente.
Forse metto in pratica quello che in fondo in fondo ho sempre saputo:
Non puoi voler bene all' infinito a coloro i quali non ti vogliono bene a loro volta
Non puoi amare per sempre chi non ti ama.
Dondiego81 alle 14/07/2007 20:25 in:
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14/07/2007
Il peso dell' impossibilita' e' schiacciante, ma cio' che mi distrugge e' il momento in cui accetti nel profondo dell' l'anima, piu' che con la mente, l' ineluttabilita' delle circostanze.
.
.
.
Ma e' solo un attimo, un secondo di distrazione tra uno sguardo e una parola
Un gesto spontaneo bloccato a meta'
Il silenzio che' vale come zero parole
.
.
.
Ed e' solo questo: stupido silenzio
Ma solo perche' alle mie orecchie i mormorii di mille frasi non dette si sono confusi col rumore di fondo di una vita cosi' come viene
Ma e' solo perche' non ci faccio piu' caso, a quelle parole che mi urlano dentro.
(A volte il destino e' una cascata, e quando non puoi remare controcorrente puoi soltanto alzare i remi e lasciarti trascinare per un po', finche' non cambiano gli orizzonti e la corrente si calma, e tutti i " Se " affondano tra le rapide.
Sorrido, sperando che qualcuno lassu' mi veda, per non arrendermi del tutto, per non mollare, e credere in fondo in fondo che puoi rompere un muro senza un martello)
Dondiego81 alle 14/07/2007 01:01 in:
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13/07/2007
Sono un paio di giorni che soffro di rincoglionimento cerebrale acuto. Non riesco a combinare un cazzo, sara' il caldo, sara' la mancanza di sonno combinata con le birrette serali o un piu' generale smaronamento da calura.
Ci avviciniamo a quel periodo che per i "cittadini" e' alternativamente il paradiso o l'inferno.
Il paradiso per chi va' , l'inferno per chi resta. Ma non per tutti, almeno, non per me.
Per certi versi la citta' vuota ha un che di irreale ed onirico. Cammino per le vie assolate, tra alti palazzi anonimi, e mi sembra d'essere in uno di quegli strani sogni in cui il paesaggio ti sembra familiare, ma non lo e'. Mentre il sole batte forte sull' asfalto, nel silenzio pigro del meriggio, vago senza pensieri saltando da un portico all' altro, da un punto d'ombra all' altro.
I luoghi interessanti si riducono a gelaterie, bar all' aperto, gradinate di fresco marmo e punti di ristoro.
Le persone si fanno piu' rare, come l'ossigeno in montagna. Quelle poche facce sconosciute che resistono raccolgono tutta l'attenzione del mio sguardo: le esamino, studio come si muovono, cerco di capire come vivono, cosa le trattiene in citta' ad Agosto, perche' sono in giro. A volte qualcuno ricambia col mio stesso sguardo, o un cenno di riconoscimento, e tanto basta a strapparmi un sorriso.
Le altre facce, quelle conosciute, spesso si allontanano quando vorrei averle piu' vicino, o mi allontano io quando qualcuno supera quella linea immaginaria che segna il mio territorio interiore, e allora mi chiedo cosa ci stiamo a fare, al mondo, se non riusciamo a comunicare veramente con gli altri.
Perche' siamo qui?
Siamo qui perche' siamo qui, come diceva quella canzone dei Rush.
Non ci sono altre spiegazioni.
O forse non ci sono spiegazioni del tutto.
Dondiego81 alle 13/07/2007 14:40 in:
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10/07/2007
Take my love, take my land
Take me where I cannot stand
I don't care, I'm still free
You can't take the sky from me
Take me out to the black
Tell them I ain't comin' back
Burn the land and boil the sea
You can't take the sky from me
There's no place I can be
Since I found Serenity
But you can't take the sky from me...
Dondiego81 alle 10/07/2007 20:22 in:
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10/07/2007
Freddo. Zanzare. Cani che abbaiano.
'Fanculo.
Dondiego81 alle 10/07/2007 08:06 in:
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09/07/2007
Non vedo piu' l'orizzonte.
Guardo fuori dalla finestra del primo piano e ci sono sono altre finestre, sotto un cielo smorto, un sole troppo caldo e l'aria perennemente inquinata. Vedo solo vicini di cui non conosco il nome, che accompagnano a pisciare i loro cani, o tinteggiano un cancello arrugginito, quando non potano il loro piccolo prato personale.
Ricordo quando da piccolo, nella casa al lago, si vedeva in lontananza il muoversi ritmico delle onde, e quella macchia turchese era il mondo che ti sorrideva, e tu non potevi fare altro che sorridergli di rimando.
Ora ci sono solo condomini in serie, un gioco di specchi che riflette se' stesso: l'urbanizzazione che fa' sembrare la terra un alveare, o una prigione di cemento in cui puoi camminare per ore e ore senza mai trovare un particolare che dia l'impressione del muoversi, come lo sfondo di un vecchio cartone animato che scorre in continuazione, sempre ripetendosi. Un labirinto da cui non e' possibile uscire, centinaia e migliaia di persone che vivono consenzientemente un incubo chiamato Citta'. Centinaia di ingranaggi, parti in movimento di un meccanismo piu' grande di loro che non si toccano mai l'un l'altro, con l'unico imperativo di Produrre.
Tra qualche anno ci scorderemo della luce del sole, accecati dai neon e dalle lampade alogene.
Non vedremo piu' il cielo, o l'orizzionte, quella dolce curvatura della terra che ci colloca in uno spazio infinitamente grande e infinitamente definito. Non penseremo: "Io sono qui, sono parte di te, Mondo!" ma, con la testa china e la schiena spezzata si trascineremo sempre piu' in profondita nell' unico modo di vivere cheabbiamo mai conosciuto.
Fra mille, duemila anni uomini che non sono ancora nati passeggeranno in quelle che erano le nostre metropoli, e, guardando una vecchia industria, magari l' unico edificio sopravvissuto a un bombardamento di qualche guerra futura, quale idea si faranno dei loro antenati, che gli hanno consegnato un mondo senza sole e senza stelle?
Verranno con picconi, frugheranno tra le rovine e le pietre dure alla ricerca di spiegazioni.
Cosa capiranno di noi, di quello che siamo stati?
Cosa restera' di noi?
Solo cemento e asfalto.
La' dove c'era l'erba ora c'e una citta'.
E nella citta', vicini che tagliano l'erba alle otto di domenica mattina.
'Fanculo.
Dondiego81 alle 09/07/2007 19:14 in:
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08/07/2007
In queste domeniche in cui sono lasciato a me stesso- questi pallidi e afosi fine settimana che non concludono niente, ma al massimo possono iniziare qualcosa- mi assale di frequente un senso di smarrimento nei confronti delle molteplici possibilita' che ci offre l'universo, smarrimento che si concretizza inevitabilmente in uno stato contemplativo continuato, un distacco mentale e fisico progressiva, dal momento del risveglio fino al tardo pomeriggio.
In altre parole, la domenica non c'e' mai un cazzo da fare.
Dondiego81 alle 08/07/2007 16:58 in:
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07/07/2007
Caldo. Mal di pancia. Bevuto troppo.
'Fanculo.
Dondiego81 alle 07/07/2007 18:52 in:
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06/07/2007
Faccio sponda tra il letto e la postazione del computer, dalle lenzuola candide alla poltrona nera in pelle umana.
Si chiude una settimana dall' elevato tasso alcoolico - per me la settimana inizia il venerdi' - Avevo bisogno di oblio, e ne avevo bisogno alla svelta.
La falsita' di questo strano genere umano a volte mi sconcerta come se non l'avessi mai conosciuta in questi quasi-26 anni di semi-vita.
I discorsi della quasi totalita' della gente che abita in questa cittadina possono ricondursi, credo, a non piu' di un centinaio di argomenti preimpostati da cui e' rigidamente proibito uscire. La solita mezza dozzina di posti , 10 o piu' locali alla moda, quella sporca dozzina di V.I.P. sulla bocca di tutti, una ventina di eventi ricorrenti, forse 30 luoghi comuni che rifiuto di citare in questo mio personale santuario della non-banalita' ( cosi' spero).
E Guai a sgarrare. Una versione allargata dei discorsi da Parrucchiere, ma con le stesse, elementari meccaniche.
Siamo circondati da fili invisibili di superficiali rapporti interpersonali... altro che 6 gradi di separazione, qui tutti conoscono tutti e hanno un rapporto di amicizia \ amore \ lavoro \ vicinanza \ con tutti in non piu' di 2 o 3 passaggi. A volte anche meno.
E piu' la gente si muove piu' questi fili si ingarbugliano... a volte sento questa invisibile ragnatela davvero stretta, come una prigione invisibile. Altre volte ne sono talmente estraniato da poterla vedere con distaccata chiarezza, ma e' certo come l' alba che piu' invecchi piu' aumentano i fili e piu' assomigli a un burattino di carne.
Per fortuna c'e' ancora qualcuno che vive sulle sponde di questo grande fiume... grazie a Mirko, Gavi, Laura e Giampi per la bella cena di ieri sera. E' difficile trovare delle persone con cui sei istintivamente a tuo agio dopo cosi' poco tempo trascorso assieme... ed e' ancora meglio vedere che ogni tanto qualcuno ti tende una mano per tirarti fuori dalle rapide nere che stanno per travolgerti.
La settimana scorsa ho espresso sconsolatamente ad alta voce un desiderio.
Una persona mi ha guardato e mi ha accontentato, senza voler nulla in cambio. Un regalo spassionato senza alcun valore materiale.
Ma per me e' stato un' ammiccamento fattomi da qualcosa di superiore ed etereo. Mi sono sentito in contatto con l'universo, o una parte piu' elevata della mia anima. Un po' come se il Karma mi stesse ricaricando le pile ormai esaurite...
Spero sia davvero cosi', perche' l'orsetto della Duracell mi ha gia' doppiato, e ho intravisto un ghigno sulla sua faccetta pelosa da cui pretendo vendetta cruda e appagante.
Dondiego81 alle 06/07/2007 18:11 in:
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05/07/2007
It's a strange world.
Let's keep it that way.
Warren Ellis
Dondiego81 alle 05/07/2007 09:54 in:
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04/07/2007
Le similitudini esistenti tra il Flipper e la vita mi risultano sempre piu' eclatanti, tanto che non capisco come la maggior parte delle persone non ne sia affascinata in maniera irreversibile.
Inizi con una contrazione e una spinta, come al momento della nascita, e subito vieni catapultato e sballottato in mezzo a un mondo che nemmeno conosci, rimbalzando continuamente da una parte all' altra, privo di qualsivoglia controllo. Solo lentamente si impara a indirizzare - badate bene, solo indirizzare, mai controllare totalmente, lo svolgimento della partita.
Col tempo, per una misteriosa e ironica legge universale, si deve cadere.
Prima o poi succedera', e' inevitabile.
Il nostro angelo custode, la nostra coscienza, o l'istinto, forse la ragione, con una spinta ci riportano su rampe serpentiformi e obiettivi da centrare, lassu' in alto, al settimo cielo, lontani dal baratro - la fine della partita.
E si ricade ancora, in una spirale continua che prima o poi avra' fine, quando il nostro Io non sara' abbastanza scaltro da evitare l'inevitabile, rimandandolo ancora per qualche tempo.
Ci sono seconde occasioni, a volte, ma sono limitate, e rimane sempre quell' amaro in bocca di non essere riusciti a fare di meglio.
E' il gioco della vita, ed e' cosi' casuale da non permetterci di imparare piu' di tanto dai nostri errori.
Guardiamo per la maggior parte del tempo lo scorrere degli eventi attraverso un vetro, e il nostro intervento sul gioco si limita ad una spinta occasionale, o a un pulsante premuto ogni tanto. Rimbalziamo quasi del tutto passivamente, sbattuti da una parte all' altra come navi in una tempesta, ma e' il meglio a cui possiamo aspirare, e tanto ci basta.
Ma prima o poi una distrazione fatale, la stanchezza, o la mancanza di attenzione faranno si che si cada in quell' orrendo buco invisibile al di la' della portata della nostra volonta', o, respinti da una guarnizione in silicone, spinti in disparte e poi dimenticati, quasi non visti, mentre si affonda scorrendo su corsie laterali che nessuno considera mai.
Game Over, c'e' un solo gettone a testa.
Dondiego81 alle 04/07/2007 15:07 in:
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03/07/2007
Siedo al bar e ritrovo, dopo giorni, un po' di quiete. Mi godo il sole come un naufrago su un'isola deserta, e mi godo ancora di piu' la pioggia estiva.
Guardo il mondo passare frenetico davanti ai miei occhi seduto su uno sgabello, incarnato in una massaia, una giovane mamma, o una bici che sfreccia lungo la strada.
Io sono troppo lento, lui troppo veloce.
Ogni tanto qualcuno suona il campanello e scende per un po': il tempo di un caffe', un'ora di svago, un pomeriggio di aperitivi, una serata tra amici.
Poi risale sull' autobus della quotidianita', lo studio, il lavoro, il dovere. Vive la vita guardando fuori da un finestrino, finche' non puo' scendere ancora per un po' in quest' oasi collettiva, questo limbo che, al confronto impietoso con l'esterno, e' un paradiso.
Siedo al bar e ritrovo le stesse facce note, la stessa fauna di questo ecosistema ormai familiare e conosciuto.
Tante pecore, troppe volpi, branchi di squali e piranha, pappagalli, pavoni, qualche lupo solitario e pochi, pochissimi leoni.
C'e' tutto il Discovery Channel tra questi quattro tavoli: e' il consorzio umano che tanto odio e che qui mi risulta, per una volta, accettabile e addirittura desiderabile.
Si', perche' incredibilmente quando si entra in questo luogo magico e fuori dal tempo, quasi per tacito accordo tutti tentano di dismettere per un po' le maschere e gli atteggiamenti, di uscire dal proprio ruolo e di comunicare, per una volta, senza barriere.
Vedo facce ormai familiari e conosciute di individui che si siedono su uno sgabello o si appoggiano al bancone, ma che in realta' sono alla ricerca di qualcosa che a loro manca. Amicizia, nuove conoscenze, forse l' Amore. Ma soprattutto vedo, dietro quegli occhi illuminati dalle luci al neon, il desiderio di comprensione, di accettazione - la voglia di sentirsi protetti e parte di un gruppo.
Sotto le tende color crema, attorno a tavoli metallizzati o su divanetti di vimini, si riuniscono con la scusa di fumare una sigaretta, si stringono per ripararsi dal vento o dalla pioggia, si avvicinano con il pretesto di offrire un giro.
Il riconoscimento di un saluto, l'addomesticamento lento e costante nel ritrovo quotidiano alla stessa ora con le stesse persone. I luoghi comuni, il calcio, il tempo atmosferico, la politica spicciola come territorio di nessuno in cui lasciare la trincea, scavalcare non senza qualche graffio il filo spinato e provare a guadagnare quel metro fatidico per lasciarsi alle spalle un'esistenza solitaria e infelice.
Oppure una partita a carte, o il bicchiere pieno. il gioco e l'alcool come fuga dalla realta', a volte solo come ricerca di un' allegria artificiale, piu' spesso come pura voglia di spegnere tutto e di risvegliarsi dopo cent'anni.
Le frasi e i discorsi che sentirai un milione di volte nell 'arco della tua vita.
"Ciao come stai ", " domani piove" , " hai visto la partita", "come va' il lavoro? La famiglia? Le vacanze?" Il chiacchiericcio costante, il rumore di fondo come una radio sintonizzata su un canale sbagliato.
Ma c'e' di piu', grazie a Dio... anche se a volte il vuoto risuona piu' forte che mai, e l'eco della solitudine si fa' rimbombante tra quelle quattro mura, mentre le persone si allontanano come barche di carta lasciate al loro destino tra le rapide di un torrente.
C'e' di piu', grazie a Dio.
C'e' di piu'.
Un racconto di avventure adolescenziali fa' rivivere una felicita' ormai lontana, e la narrazione di un amore passato nasconde la ferita mai rimarginata dell' abbandono.
Gli aneddoti dei 'veterani della vita' rivissuti per superare il rimpianto, i consigli degli amici per rimediare agli errori.
Il ricordo di un amico perduto ci assale attraverso i modi di dire che abbiamo ereditato da lui, le memorie dei vecchi tempi per scandire i passi delle nostre vite. Le barzellette e le risate, gli approcci impacciati con le ragazze e i tentativi di rimorchio; gli occhi lucidi e i silenzi invernali attorno al tavolo.
Il tutto sotto gli occhi immoti di foto ormai sbiadite, e le cartoline appese alle pareti come finestre su mondi paralleli che non ci appartengono quasi mai.
C'e' tutto il mondo, e la sua anima, qui dentro, Tra un caffe' e un campari, una birra e un cubino.... perche' e' qui che l'anima delle persone torna a brillare, per un tempo sempre troppo breve, nel riflesso di un sorriso...o si spegne del tutto, come una candela al vento, nel fondo di un bicchiere.
Alla tua, chiunque tu sia.
Alla tua.
Dondiego81 alle 03/07/2007 17:20 in:
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01/07/2007
Se e' vero che cio' che non diciamo ci provoca il mal di gola, devo essermi tenuto dentro tante, tantissime parole e frasi in questi mesi. La mia speranza e' che con lo sfogo della scrittura il dolore si attenui quanto basta per rendere sopportabile tutto questo vuoto.
Scrivo queste impressioni di una domenica arida d'emozioni all' ombra della mia stanza.
Ho visto persone cercare di avvicinarsi, confrontandosi, e rimanere sempre confinate alla stessa distanza.
Ho sentito il silenzio di amici che non hanno niente da dirsi che possa esprimersi a parole, solo voglia di trovare condivisione e l'insoddisfazione di non trovare chi possa capire le nostre sensazioni dovute all' esperienza.
Trovo risate solo nel gioco, sfuggo alla realta' per cercare un sorriso, un momento di gioia, un raggio di sole che squarci queste nuvole. Anche se fuori c'e' il sole.
E' cosi' difficile rassegnarsi alla solitudine, accettare la perdita, e vedere le persone a cui vuoi bene che si allontanano tuo malgrado, nonostante i tuoi sforzi e i tuoi bisogni.
E' cosi' brutto vedere un muro dove prima c'era un giardino pieno di gioia.
Forse col tempo, un mattone alla volta, riusciro' a scavalcare ancora una volta queste barriere per ritrovare una persona speciale, per superare la dualita' amore-odio trovando una sintesi in qualcosa che non sia ne' l'uno ne' l'altro - un sentimento nuovo, senza dolore.
Ma ovunque guardi vedo solo mattoni e fondamenta di pareti attorno a me, tante mura che si stanno chiudendo attorno a un riccio che vuole aprirsi all' esterno.
Almeno se guardo in alto c'e' ancora il Sole.
Dondiego81 alle 01/07/2007 16:39 in:
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